«Mezzanotte e cinque a Bhobal»

 

«Mezzanotte e cinque a Bhopal»

di Dominique Lapierree Javier Moro, traduzione di Elina Klersy Imberciadori

Mondadori editore

Pagine 380, 35.000 lire (18,08 euro)

 

Tre dicembre 1984, pochi minuti dopo la mezzanotte: l’India è oscurata da una nube tossica, che causerà la morte di quasi trentamila persone.

Dominique Lapierre, il noto scrittore della «Città della Gioia», profondo conoscitore della cultura e delle tradizioni indiane, decide di raccontare questa triste avventura umana e tecnologica in un romanzo. Per farlo chiede aiuto a Javier Moro, autore di un libro sul dramma tibetano. Dal loro incontro ha inizio un’inchiesta lunga tre anni, che ha portato alla stesura di «Mezzanotte e cinque a Bhobal». Il regista Oliver Stone si è detto intenzionato a trarne un film per il grandeschermo.

 Negli anni Cinquanta i contadini erano stati costretti ad abbandonare le campagne, per la diffusione di pidocchi assassini che distruggevano il raccolto. Erano così arrivati nell’incantata città di Bhobal alcuni giovani ingegneri americani, convinti di salvare il Terzo Mondo con un pesticida miracoloso scoperto da tre entomologi di New York. Aprendo un impianto nel cuore della città, non sapevano però di innescare una pericolosa spirale di morte. La fuoriuscita di gas tossico dalla fabbrica darà infatti origine alla più grande catastrofe industriale della storia, con migliaia di morti e cinquecentomila feriti.

I due scrittori-giornalisti narrano un’epopea dove amore, fede e speranza si mescolano all’eroismo dei medici che accorrono per salvare le vittime dell’incidente. La tragedia risale a diciassette anni fa, ma oggi torna ad essere attuale e offre interessanti spunti di riflessione sul delicato rapporto che lega Occidente e «Sud» del mondo.

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