IL GIARDINO DELLE VERGINI SUICIDE

"Il giardino delle vergini suicide" è un film d'esordio, ma ha un linguaggio maturo ed originale, che unisce poesia e narrazione con grande efficacia. La giovane autrice è figlia di Francis Ford Coppola e deve avere appreso la sintassi cinematografica, come se fosse una seconda lingua. La sua scelta di dedicarsi al cinema sembra dettata però da vera vocazione e non da semplice emulazione paterna. La storia che ha scelto è particolare, difficile da raccontare senza cadere nella banalità o nel patetico, ma la regista trova un tono sorprendentemente leggero e vibrante, per trasferire sullo schermo la triste vicenda delle quattro sorelle ... Pur annunciando da subito la conclusione, lascia aperte le porte anche a una diversa evoluzione della vicenda e non rinuncia al gioco della suspence. Sopia Coppola ci accompagna così in un breve viaggio nel delicato mondo di queste quattro giovani, costrette da una madre autoritaria alla reclusione totale, dai sentimenti e dalla vita. Di loro non conosciamo i pensieri, ma soltanto gli oggetti e i gesti. Le frasi che pronunciano sono rare e la loro storia è narrata attraverso la voce dei ragazzi che abitano lì accanto. Loro, come noi, le osservano senza poter capire, ma restando intrappolati dal fascino di una femminilità, viva e ardente sotto la cenere. Il mistero rimane irrisolto e non ci sono parole di spiegazione: tutto si affida in ultima istanza al potere comunicativo delle immagini e della musica.