LUNA PAPA
Una piccola famiglia unita contro il mondo,
incapace di accettarne le regole e le convenzioni, la violenza e la banalità.
Tra loro c'è un legame indissolubile, che coinvolge anche la madre morta, alla
quale i protagonisti si rivolgono di tanto in tanto. Per cercare di riunirsi a
lei il padre, un burbero dal cuore tenero, affonda addirittura la testa nella
terra, accanto alla tomba. Una vertiginosa carrellata a procedere introduce i
due figli, che corrono per il paese, fingendosi in automobile. Il ragazzo,
infatti, non è riuscito a sopravvivere agli orrori della guerra in Afghanistan
ed ora è ritardato. La sorella Mamlakat con dolcezza e amore lo insegue nelle
sue continue e folli invenzioni, per cercare di calmarlo e dargli "la
medicina" (quella per cui i soldi non bastano mai). Anche lei non riesce ad
adeguarsi alla società che la circonda: il fratello con la sua pazzia ne ha
rifiutato la violenza, lei invece ne rifiuta il bigottismo, concedendosi a un
artista incontrato nella notte, senza neppure vederlo in volto. E' incantevole
il ritratto che il regista Khudojnazarov riesce a consegnarci di una femminilità,
che nasce spontaneamente, con forza e naturalezza, slegata da tutti i vincoli
etici e morali del mondo esterno. Mamlakat è però restata incinta e il
gruppetto familiare, a bordo di uno sgangherato camioncino, parte alla ricerca
del padre. Questa è la storia, ma il filo conduttore è la lotta di tre
anarchici contro il male che domina il mondo. L'unica soluzione è la morte (del
padre), la fuga (di Mamlakat e del suo bambino) e la pazzia (del fratello, unico
a restare nel mondo).
Le rocambolesche avventure del gruppo sono seguite a ritmo serrato dalla
macchina da presa, si fissano in immagini indimenticabili, dai vivaci e
pittoreschi colori. Le accompagna la discreta voce narrante del bambino non
ancora nato e una musica incalzante e travolgente. L'amicizia del regista con
Kusturica (che gli è costata la candidatura a Venezia) traspare con chiarezza,
ma nulla toglie all'originalità e fantasia visiva di questo cineasta del
Tadjikistan, che sa divertire e far pensare allo stesso tempo.